GAS MEDICINALI. GUIDA PER I PRODUTTORI E GLI OPERATORI
L'APPLICAZIONE DELLA DIRETTIVA 93/42/CEE SUI DISPOSITIVI MEDICI
IL VADEMECUM ALLA III REVISIONE
INDICAZIONI ELABORATE DA ASSOGASTECNICI
PREMESSAla direttiva 93/42/Cee inerente ai dispositivi medici e' stata
pubblicata sulla gazzetta Ufficiale delle Comunita' europee il 12 luglio 1993, e' stata recepita dall'Italia con decreto legislativo
n. 46 del 24 febbraio 1997 ed e' entrata in vigore a partire dal
14 giugno 1998. In virtu' di tale decreto gli impianti di
distribuzione dei gas medicinali (Impianti per gas medicinali
compressi e per vuoto e impianti di evacuazione dei gas
anestetici) sono diventati a tutti gli effetti dispositivi medici cosi' come confermato dal "Coordination of notified bodies medical
devices" (Consensus statement Nbm/028/2000, edizione 01/2000) e,
informalmente, anche dal ministero della Sanita'.
A distanza di oltre due anni dall'entrata in vigore del decreto legislativo 46/1997 e' importante sottolineare che anche gli
ampliamenti di impianti di distribuzione dei gas medicinali gia'
esistenti devono essere considerati dispositivi medici soggetti a marcatura Ce, cosi' come confermato dai notified bodies medical
devices (vedere allegato 2: Consensus statement Nbm/2.5.5/Rec2
dell'8 giugno 1999) e, informalmente, anche dal ministero della
Sanita'.
E' importante sottolineare che:- la direttiva 97/23/Ce (Ped) relativa alle attrezzature a
pressione non si applica agli impianti di distribuzione dei gas
medicinali in quanto appartenenti al massimo alla categroai I a
norma degli articoli 3 e 9 di tale direttiva e gia' coperti dalla direttiva 93/42/Cee;
- la dichiarazione di conformita' prevista dalla legge 46/1990
e' da considerarsi ancora in vigore pur essendo superata dalla
dichiarazione Ce di conformita' che garantisce il rispetto dei
requisiti essenziali della direttiva 93/42/Cee mediante la
conformita' alle norme armonizzate Uni En 737-3 e Uni En 737-2.
Pertanto si puo' affermare che un impianto marcato Ce come
disppsitivo medico puo' essere dichiarato anche conforme ai
requisiti della legge 46/1990.
Il presente documento si pone pertanto come obiettivo la
"rilettura" del decreto legislativo 46/97 con particolare
attenzione agli aspetti connessi agli impianti di distribuzione
dei gas medicinali e ai singoli componenti che li sostituiscono;
non puo' ovviamente considerarsi esaustiva rispetto al testo del
decreto legislativo 46/1997 al quale e' indispensabile fare
riferimento per la completezza degli adempimenti richiesti.
Il contenuto del presente documento e' il risultato di un
lavoro comune svolto da Assogastecnici - gruppo gas medicinali -
insieme ad altre associazione imprenditoriali che rappresentano il
settore della Sanita' (associazione elettromediali di Anie,
Assobiomedica) e dall'Uni.
NOTA: Nelle pagine seguenti verra' fatto riferimento unicamente al decreto legislativo 46/1997 (Dlgs 46/1997) che, come noto,
rappresenta il recepimento nazionale della direttiva 93/42/Cee.
I. SINTESI DELLA DIRETTIVA E SUA APPLICAZIONE AGLI IMPIANTI GAS
MEDICINALI
Il Dlgs 46/1997 (articolo 1.2 a) definisce come dispositivo
medico:
"Qualsiasi strumento, apparecchio, impianto, sostanza o altro
prodotto, utilizzato da solo o in combinazione, compreso il
software informatico impiegato per il corretto funzionamento, e
destinato dal fabbricante a essere impiegato nell'uomo a scopo di:
diagnosi, prevenzione, controllo, terapia o attenuazione di una
malattia, diagnosi, controllo, terapia, attenuazione o
compensazione di una ferita o di un handicap, studio, sostituzione
o modifica dell'anatomia o di processo fisiologico, intervento sul
concepimento, il quale prodotto non eserciti l'azione principale, nel o sul corpo umano, cui e' destinato, con mezzi farmacologici o
immunologici ne' mediante processo metabolico ma la cui funzione
possa essere coadiuvata da tali mezzi";
stabilisce inoltre (articolo 3.1) che:"I dispositivi medici possono essere immessi in commercio e
messi in servisio se, correttamente installati e adeguatamente
mantenuti nonche' utilizzati secondo la loro destinazione, non
compromettono la sicurezza e la salute dei pazienti, degli
utilizzatori, ed eventualmente di terzi".
E prescrive (allegato 1.1) che:"I dispositivi devono essere progettati e fabbricati in modo
che la loro utilizzazione non comprometta lo stato clinico e la
sicurezza dei pazienti, ne' la sicurezza e la salute degli
utilizzatori ed eventualmente di terzi quando siano utilizzati
alle condizioni e per i fini previsti, fermo restando che gli
eventuali rischi debbono essere di livello accettabile, tenuto
conto del beneficio apportato al paziente e compatibili con un
elevato livello di protezione della salute e della sicurezza".
Il Dlgs 46/1997 prevede la classificazione dei dispositivi
medici in 4 classi di rischio basate essenzialmente sulla
destinazione d'uso e sui rischi potenziali connessi con l'impiego del dispositivo stesso:
Classe I (BASSO RISCHIO) Classe II a (medio rischio) Classe II b (medio/alto rischio) Classe III (alto rischio).La classificazione dei dispositivi medici e' responsabilita'
del fabbricante (cioe' della persona fisica o giuridica
responsabile della progettazione, della fabbricazione,
dell'imballaggio e dell'etichettatura); deve tuttavia essere
accettata dall'Organismo notificato.
La classe attribuita a un dispositivo medico riveste la massima importanza in quanto determina la scelta della procedura da
seguire ai fini dell'apposizione della marcatura Ce.
2. IMPIANTI GAS MEDICINALI: CLASSIFICAZIONE
Ferma restando la responsabilita' del fabbricante riguardo alla classificazione, la proposta riguardante gli impianti e i loro
principali componenti, in accordo con i notified bodies medical
devices (Consensus statement Nbm 028/2000, edizione 01/2000) e'
riportata nella tabella seguente assieme ai riferimenti alle
relative norme tecniche.
E' inoltre in fase di completamento una norma (prENV 737-6) che specifica le dimensioni degli innesti per unita' terminali per gas
medicinali compressi e per vuoto.
Attualmente e' prassi consolidata che le sorgenti dei gas
medicinali (bombole, contenitori criogenici, compressori per
produrre aria medicale, miscelatori per produrre aria sintetica
ovvero ricostituita, pompe del vuoto e soffianti) possono non
rientrare nel campo d'applicazione del Dlgs 46/1997 pur dovendo
ripsettare altre direttive europee e i requisiti tecnici delle
specifiche norme di riferimento, in particolare la Uni En 737-3.
Tali sorgenti dovranno essere descritte e analizzate nel
fascicolo tecnico dell'impianto redatto dal fabbricante al fine di
garantire la continuita' di erogazione e la sicurezza
dell'impianto.
In particolare le bombole dei gas e i contenitori criogenici
dei gas allo stato liquido non rientrano nel campo d'applicazione del Dlgs 46/1997; essi devono rispettare i requisiti delle
direttive 99/36/Ce (Attrezzature a pressione trasportabili) e
97/23/Ce (Attrezzature a pressione).
3. IMPIANTI GAS MEDICINALI; DESCRIZIONE
3.1 GENERALITA'
Gli impianti di distribuzione sono destinati a distribuire,
all'interno delle strutture sanitarie, gas medicinali (ossigeno,
aria medicale, protossido d'azoto, anidride carbonica, miscele di gas medicinali, aria motrice, azoto) e vuoto e a evacuare i gas
anestetici.
Gli interventi riguardanti tali impianti che possono venire
effettuati nelle strutture ospedaliere si possono in generale
suddividere in due grandi categorie:
- impianti completi di nuova fabbricazione; - ampliamenti di impianti gia' esistenti. Sia l'impianto completo che l'ampliamento sono considerati come dispositivi medici, soggetti pertanto al Dlgs 46/1997 e alla
marcatura Ce.
3.2 IMPIANTI PER GAS MEDICINALI
Gli impianti per gas medicinali sono destinati a distribuire
tali gas partendo da uno stoccaggio in bombole o in contenitori
criogenici, fissi o mobili; nel caso dell'aria medicale e
dell'aria sintetica ovvero ricostituita essa puo' essere prodotta in loco mediante compressori o miscelatori.
Gli impianti sono schematicamente composti da una centrale,
alla quale viene collegata la sorgente del gas, da una rete di
distribuzione, da un sistema di controllo, di monitoraggio e di
allarme e da unita' terminali alle quali l'operatore connette le
varie apparecchiature direttamente o tramite tubi flessibili
muniti di appositi innesti (diversi per ogni tipo di gas e non
intercambiabili) per prelevare i gas medicinali.
Le unita' terminali possono essere installate a parete o su
travi testa letto nei locali di degenza, su pareti tecniche e su
utenze pensili nei reparti operatori e di terapia intensiva.
3.3 IMPIANTI PER VUOTO
Gli impianti per vuoto sono destinati a fornire la pressione
negativa utilizzata per l'aspirazione endocavitaria.
Gli impianti sono schematicamente composti da una centrale con
pompe del vuoto, da una rete di distribuzione, da un sistema di
controllo, di monitoraggio e di allarme e da unita' terminali alle
quali l'operatore connette le varie apparecchiature direttamente o
tramite tubi flessibili muniti di appositi innesti (diversi da
quelli per i gas compressi) per disporre del vuoto.
Le unita' terminali possono essere installate a parete o su
travi testa letto nei locali di degenza, su pareti tecniche e su
utenze pensili nei reparti operatori e di terapia intensiva.
3.4 IMPIANTI DI EVACUAZIONE GAS ANESTETICI Gli impianti di evacuazione dei gas anestetici sono destinati a prelevare e a evacuare all'esterno i gas e i vapori anestetici
esalati dal paziente durante il trattamento di anestesia allo
scopo di prevenire l'accumulo degli stessi all'interno delle sale operatorie.
Gli impianti possono essere di due tipi:- con un elettore azionato da aria compressa e posizionato
all'interno di ciascuna unita' terminale;
- con soffiante o con pompa del vuoto che agisce su tutte le
unita' terminali.
In entrambi i casi sono schematicamente composti da un
generatore di pressione negativa (eiettore, soffiante o pompa del vuoto), da un sistema di controllo e di monitoraggio e da unita'
terminali alle quali l'operatore connette le apparecchiature per
l'anestesia mediante tubi flessibili muniti di appositi innesti,
non intercambiabili con quelli per i gas medicinali e per il
vuoto. Tubazioni a monte e a valle delle unita' terminali
collegano le stesse al generatore di pressione negativa e al punto
di scarico all'esterno.
Anche queste unita' terminali possono essere installate a
parete, su pareti tecniche e su pensili.
4. NUOVI IMPIANTI
Si definiscono impianti per gas medicinali di nuova
fabbricazione quelli che sono collegati immediatamente a valle di una sorgente di gas e comprendono una rete di distribuzione, un
sistema di controllo della pressione, un sistema di monitoraggio e
di allarme e unita' terminali.
Per sorgenti si intendono: - le bombole complete di valvola; - i contenitori criogenici fissi o mobili completi di valvole e degli altri dispositivi (compreso il vaporizzatore) che consentono
di fornire all'impianto il prodotto allo stato gassoso;
- le centrali con compressori per la produzione di aria
medicale;
- i miscelatori per la produzione dell'aria sintetica ovvero
ricostiuita (vedere monografia aria medicale e pag. 3 della F.U. -
ultima edizione).
Si definiscono impianti per vuoto di nuova fabbricazione quelle che sono collegati immediatamente a monte di una centrale con
pompe del vuoto e comprendono una rete di distribuzione, un
sistema di monitoraggio e di allarme e unita' terminali.
Si definiscono impianti di evacuazione dei gas anestetici con
elettore di nuova fabbricazione quelli che richiedono
l'installazione di una rete di distribuzione collegata
immediatamente a valle di una centrale dell'aria compressa e
comprendono un sistema di controllo della pressione, un sistema di
monitoraggio e di allarme, unita' terminali e tubazioni a valle
delle unita' terminali per lo scarico all'esterno.
Si definiscono impianti di evacuazione di impianti anestetici
con soffiante o con pompa del vuoto di nuova fabbricazione quelli che sono collegati immediatamente a monte della soffiante o della pompa del vuoto e comprendono un sistema di controllo della
pressione negativa un sistema di monitoraggio, unita' terminali e tubazioni a valle della soffiante o della pompa del vuoto per lo
scarico all'esterno.
5. AMPLIAMENTO DI IMPIANTI ESISTENTISi definisce ampliamento qualsiasi estensione di impianto che
implichi l'installazione di nuove tubazioni che alimentano unita' terminali aggiuntive e che pertanto richiede all'impianto
esistente prestazioni superiori a quelle per le quali era stato
progettato e costruito. Si possono considerare esclusi da questa
definizione i semplici spostamenti di percorso dele tubazioni o
cambiamenti di posizionamento di componenti dell'impianto
esistente purche' questi non diano luogo ad un impianto che
richieda prestazioni diverse da quelle del progetto originario.
Considerazione importante da farsi e' che, mentre per gli
impianti di nuova fabbricazione (paragrafo 3.2) rispettare le
prestazioni di progetto (in particolare per le perdite di carico
in funzione della portata richiesta alle singole unita' terminali e della loro contemporaneita') non presenta alcuna difficolta' in fase di realizzazione (non esistendo nulla di gia' installato),
cio' non e' scontato per quanto riguarda gli ampliamenti e
pertanto la fase di progettazione diventa in tale caso molto
delicata.
Infatti per progettare un ampliamento (che, una volta
realizzato, non deve comunque compromettere la prestazione
dell'impianto esistente) e' necessario:
- valutare se le centrali di alimentazione esistenti sono in
grado di garantire la portata totale richiesta dall'impianto
esistente e dall'ampliamento previsto;
- valutare se i componenti gia' installati (a esempio le
tubazioni, i riduttori di secondo stadio e le valvole di
intercettazione) sono compatibili con l'ampliamento.
La progettazione di un impianto richiede pertanto che il
fabbricante acquisisca i dati di progetto e le caratteristiche
dell'impianto esistente (capacita' delle sorgenti, portata delle
centrali, dimensioni delle tubazioni, posizionamento delle unita' terminali, portata e contemporaneita' richieste a ciascuna di
esse, caratteristiche dei riduttori di secondo stadio,
caratteristiche del sistema di monitoraggio e di allarme ecc.) e
li consideri come dati di entrata.
I dati di entrata devono essere forniti dal proprietario
dell'impianto esistente sulla base del progetto originale, dei
disegni che riportino le reali dimensioni che il percorso delle
tubazioni, dei calcoli delle perdite di carico in funzione delle
portate richieste.
Solo in tal modo si potra' stabilire con sufficiente certezza
se l'ampliamento richiesto puo' essere realizzato senza
pregiudicare anche la funzionalita' dell'impianto esistente.
Una volta completata la realizzazione dell'ampliamento, i
collaudi relativi alle prestazioni previsti dalle norme tecniche
dovranno essere ovviamente effettuati sull'intero impianto e
dimostrare che la funzionalita' e la sicurezza sono garantite.
Secondo il Consensus Statement n. Nbm/2.5.5/Rec2 dell'8 giugno
1999 un ampliamento di un impianto esistente, realizzato prima
dell'entrata in vigore del DLgs. 46/1997, puo' essere considerato come la combinazione di un dispositivo medico non marcato Ce, gia'
immesso in commercio e messo in servizio, con un dispositivo
medico marcato Ce, non ancora immesso in commercio e messo in
servizio. Anche in tale caso la valutazione della conformita' deve
avvenire secondo quanto previsto dall'articolo 11 del DLgs.
46/1997 cioe' secondo le normali procedure previste per i
dispositivi medici; si applica inoltre la procedura particolare
prevista dall'articolo 12 del DLgs 46/1997 per i sistemi cioe' per
la combinazione di piu' dispositivi medici tra di loro. Il
fascicolo tecnico deve contenere anche l'analisi del rischio
relativa alla combinazione dei due dispositivi e la documentazione
che dimostra il rispetto dei requisiti essenziali applicabili alla
combinazione stessa, in particolare il punto 9.1 dell'allegato 1
(vedere linea 2 della tabella a pag. 4/5). La stessa procedura si applica anche nel caso si debba realizzare un ampliamento di un
impianto esistente e marcato Ce.
6. ANALISI DEGLI IMPIANTI ESISTENTIPer gli impianti installati precedentemente alla entrata in
vigore del DLgs. 46/1997 non esiste un obbligo di marcatura Ce per
dimostrare la comformita' ai requisiti essenziali; puo' essere
tuttavia opportuno, quando possibile, l'adeguamento degli impianti
esistenti alle norme tecniche vigenti in quanto esse consentono
l'ottenimento di un livello di affidabilita' e di sicurezza
certamente superiori.
Le azioni minime consigliate, che devono essere oggetto di
valutazione tecnica e realizzate da personale qualificato e
abilitato, sono:
6.1 IMPIANTI PER L'OSSIGENO- Terza fonte di alimentazione: se non e' possibile aggiungere
la terza fonte, realizzare almeno l'ingresso di emergenza.
- Collegamenti flessibili tra bombole ( o pacchi bombola) e
collettore: se realizzati con polimeri sostituibili con altri
interamente in metallo.
- Valvola generale di intercettazione: se assente, da inserire. - Pressione nominale nella rete primaria (a monte dei riduttori di secondo stadio): non superiore a 10 bar.
- Pressione nominale nella rete secondaria (a valle dei
riduttori di secondo stadio): non inferiore a 4 bar.
- Riduttori secondo stadio: non deve esserci la valvola di
sovrapressione per evitare una perdita non controllata che
potrebbe ridurre la disponibilita' di ossigeno e lo scarico dello stesso all'interno dei locali.
- Riduttori secondo stadio: realizzare un ingresso di emergenza a valle.
- Allarmi: prevedere un allarme per pressione insufficiente o
eccessiva nella rete primaria.
6.2 IMPIANTI PER IL PROTOSSIDO DI AZOTO- Terza fonte di alimentazione: se non e' possibile aggiungere
la terza fonte, realizzare almeno l'ingresso di emergenza.
- Collegamenti flessibili tra bombole e collettore: se
realizzati con polimeri sostituirli con altri interamente in
metallo.
- Valvola generale di intercettazione: se assente, da inserire. - Pressione nominale nella rete primaria (a monte dei riduttori secondo stadio): non superiore a 10 bar.
- Pressione nominale nella rete secondaria (a valle dei
riduttori secondo stadio): non inferiore a 4 bar.
- Riduttori secondo stadio: non deve esserci la valvola di
sovrapressione per evitare una perdita non controllata che
potrebbe ridurre la disponibilita' di protossido di azoto e lo
scarico dello stesso all'interno dei locali.
- Riduttori secondo stadio: realizzare un ingresso di emergenza a valle.
- Allarmi: prevedere un allarme per pressione insufficiente o
eccessiva nella rete primaria.
6.3 IMPIANTI PER L'ARIA MEDICALE- Terza fonte di alimentazione: se non e' possibile aggiungere
la terza fonte, realizzare almeno l'ingresso di emergenza.
- Valvola generale di intercettazione: se assente inserirla. - Pressione nominale nella rete primaria (a monte dei riduttori secondo stadio): non dovrebbe essere superiore a 10 bar.
- Pressione nominale nella rete secondaria (a valle dei
riduttori secondo stadio): non inferiore a 4 bar.
- Riduttori secondo stadio: non deve esserci la valvola di
sovrapressione per evitare una perdita non controllata che
potrebbe ridurre la disponibilita' di aria.
- Riduttori secondo stadio: prevedere un ingresso di emergenza
a valle.
- Allarmi: prevedere un allarme per pressione insufficiente o
eccessiva nella rete primaria.
- Collegamenti flessibili tra bombole (o pacchi bombola) e
collettore: se realizzati con polimeri sostituirli con altri
interamente in metallo.
- Per impianti alimentati solo da compressori: almeno un
compressore deve essere collegato al gruppo di emergenza.
- Per impianti alimentati da compressori: l'aspirazione
dell'aria atmosferica deve essere ubicata in modo da ridurre
l'ingresso di contaminanti.
- Per impianti alimentati da compressori: il sistema filtrante
deve essere doppio con by-pass per consentire la periodica
manutenzione/rigenerazione dello stesso.
- Per impianti alimentati da compressori: il sistema filtrante
deve essere in grado di fornire aria medicale conforme alla
Farmacopea.
- Per impianti alimentati da compressori: monitorare i
parametri critici ( in continuo o periodicamente a seconda della
criticita').
6.4 IMPIANTI PER L'ARIA STRUMENTI (ARIA MOTRICE) - Pressione nominale nella rete primaria (a monte dei riduttori secondo stadio): non superiore a 20 bar.
NOTA: se la centrale e' la medesima che fornisce anche l'aria
medicale, la pressione nominale nella rete primaria ( a monte dei riduttori secondo stadio) non dovrebbe essere superiore a 10 bar.
- Pressione nominale nella rete secondaria (a valle dei
riduttori secondo stadio): non dovrebbe essere inferiore a 7 bar.
- Riduttori secondo stadio: non dovrebbero avere la valvola di
sovrapressione per evitare una perdita non controllata che
potrebbe ridurre la disponibilita' di aria.
- Allarmi: prevedere un allarme per pressione insufficiente o
eccessiva nella rete primaria.
- Per impianti alimentati da compressori: l'aspirazione
dell'aria atmosferica deve essere ubicata in modo da ridurre
l'ingresso di contaminanti.
- Per impianti alimentati da compressori: il sistema filtrante
deve essere doppio con by-pass per consentire la periodica
manutenzione/rigenerazione dello stesso.
- Per impianti alimentati da compressori: monitorare i
parametri critici (in continuo o periodicamente a seconda della
criticita').
6.5 IMPIANTI PER IL VUOTO- Terza fonte di alimentazione: se non e' possibile aggiungere
la terza fonte, realizzare almeno la predisposizione per il
collegamento di una terza pompa da utilizzarsi durante le
operazioni di manutenzione di una delle altre.
- Almeno una pompa del vuoto deve essere collegata al gruppo di emergenza.
- Lo scarico dell'aria deve essere ubicato in modo da ridurre
la contaminazione degli ambienti circostanti.
- Installare due filtri batterici a monte delle pompe del
vuoto.
6.6 ULTERIORI VALUTAZIONI - Aspetto fisico dei componenti: danni evidenti, usura. - Eta' dei componenti. - Disponibilita' di manuali d'uso e di manutenzione. - Disponibilita' di parti di ricambio.- Registrazioni delle avvenute attivita' di controllo e
manutenzione.
- Per quanto riguarda le centrali dovrebbero essere verificate
la capacita' e la portata, in particolare se sono stati realizzati
nel tempo degli ampliamenti dell'impianto originale.
- Per quanto riguarda gli stoccaggi (bombole, pacchi bombola,
contenitori criogenici fissi e mobili) dovrebbe essere verificata la conformita' alle prescrizioni nazionali e/o locali.
6.7 TABELLA PER L'ANALISI DEGLI IMPIANTIPer consentire ai responsabili tecnici delle strutture
sanitarie di valutare la conformita' degli impianti per gas
medicinali gia' esistenti alle norme Uni En 737-2 e Uni En 737-3
e' stata realizzata una tabella.
Dal sito del gruppo gas medicinali
(http://assogastecnici,federchimica.it/ggm) e' possibile scaricare
una chek list e la documentazione a supporto per l'utilizzo di
tale tabella e per l'esecuzione della suddetta verifica.
7. IMPIANTI GAS MEDICINALI: MANUTENZIONI
Ai fini del mantenimento per tutto il suo tempo di vita della
caratteristiche che ne hanno consentito la marcatura Ce, un
dispositivo medico deve essere oggetto di un'adeguata manutenzione
secondo le specifiche del fabbricante.
In ogni struttura sanitaria provvista di un impianto di
distribuzione dei gas medicinali e del vuoto e di evacuazione dei gas anestetici dovrebbe quindi esistere un piano per la
manutenzione ordinaria e straordinaria dell'impianto e dei suoi
componenti.
I requisiti minimi raccomandati per l'organizzazione della
manutenzione sono descritti nell'Appendice H della Norma Uni En
737-3 e nell'Appendice D della norma Uni En 737-2.
7.1 MANUTENZIONE ORDINARIASi definisce manutenzione ordinaria l'insieme dei controlli
periodici e delle sostituzioni di elementi soggetti ad usura (a
esempio guarnizioni di usura) o di materiali di consumo ( a
esempio lubrificanti dei compressori o delle pompe del vuoto).
Le operazioni di controllo sono normalmente affidate
all'utilizzatore che deve effettuarle periodicamente o prima di
ogni utilizzo secondo le istruzioni e i criteri di accettabilita' forniti dal fabbricante; tali istruzioni devono anche indicare le azioni necessarie nel caso i controlli diano luogo a risultati non
accettabili.
Le sostituzioni devono essere effettuate secondo le istruzioni
fornite dal fabbricante da personale debitamente istruito e
autorizzato dallo stesso; devono essere utilizzate parti di
ricambio originali, strumenti di misura e utensili specificati dal
fabbricante. Se la sostituzione comporta la messa fuori servisio
temporanea di parte dell'impianto, tale intervento deve essere
programmato in modo da non compromettere la sua funzionalita' e la
sicurezza. Deve essere registrato ogni intervento effettuato.
7.2 MANUTENZIONE STRAORDINARIA Si definisce manutenzione straordinaria l'insieme di interventi destinati a riparare un guasto su un componente. Tali interventi
richiedono in genere una conoscenza approfondita delle
apparecchiature da riparare, la disponibilita' di parti di
ricambio non normalmente destinate alla manutenzione ordinaria,
strumenti di misura, utensili speciali e procedure per il collaudo
del componente prima della sua rimessa in servizio. La riparazione
di un guasto comporta spesso la messa fuori servizio di una fonte di alimentazione o di un reparto e necessita pertanto di una
tempestiva informazione di tutti i soggetti interessati. Anche in questo caso devono essere seguite le istruzioni fornite dal
fabbricante; devono essere utilizzate parti di ricambio originali,
strumenti di misura e utensili specificati dal fabbricante, il
personale incaricato dell'intervento deve essere debitamente
istruito e autorizzato dal fabbricante stesso. Deve essere
registrato ogni intervento effettuato.
7.3 RESPONSABILITA'Per quanto sopra detto rivestono la massima importanza la
definisione delle responsabilita' e la quantita' e qualita' delle informazioni fornite dal fabbricante (vedere punto I 3
dell'allegato I del Dlgs 46/1997). La responsabilita' del
fabbricante si estende alle opportune informazioni e istruzioni
che devono risultare chiare e complete escludendo la possibilita' di errate interpretazioni. E' inoltre della massima importanza la definisione delle attivita' che devono rimanere di esclusiva
competenza del fabbricante, di quelle che possono essere affidate a personale del cliente o a terzi e la conseguente eventuale
necessita' della loro istruzione da parte del fabbricante o di
altri soggetti autorizzati dallo stesso. Al momento della consegna
dell'impianto al cliente deve essere registrata la contestuale
consegna delle istruzioni per l'uso e la manutenzione.
La decisione, da parte dell'utilizzatore, di operare,
direttamente o tramite terzi, in difformita' rispetto a quanto
prescritto dal fabbricante, gli fa assumere la piena
responsabilita' per le eventuali conseguenze sul piano delle
prestazioni e della sicurezza dell'impianto.
Ai fini della corretta organizzazione della manutenzione degli
impianti e' inoltre necessario fare riferimento a quanto
prescritto dal Dpr n. 37 del 14 gennaio 1997 e applicabile al caso
specifico.
8. IMPIANTI GAS MEDICINALI: GESTIONE EMERGENZEL'esistenza e l'osservanza di un piano di manutenzione non
esclude la possibilita' di guasti improvvisi che possono dar luogo
a situazioni di emergenza.
In ogni struttura sanitaria provvista di un impianto di
distribuzione dei gas medicinali dovrebbe quindi esistere un piano
per la gestione delle emergenze.
Linee guida per le procedure di emergenza sono descritte
nell'Appendice G della Norma Uni En 737-3.
9. IMPIANTI GAS MEDICINALI: DOCUMENTAZIONELa realizzazione di impianti di distribuzione dei gas
medicinali e del vuoto e di evacuazione dei gas anestetici,
nonche' i loro ampliamenti richiede la fornitura, da parte del
fabbricante, della documentazione accompagnatoria relativa alle
caratteristiche dell'impianto fornito, alla sua gestione e alla
manutenzione. I capitoli I 3 delle Norme Uni En 737-3 e Uni En
737-2 riportano l'elenco dei documenti, dei disegni e degli schemi
elettrici che devono far parte di tale documentazione (vedere
anche punto I 3 dell'allegato I del Dlgs 46/1997).
Tale documentazione deve essere conservata e deve essere
disponibile per un periodo non inferiore alla durata di vita
dell'impianto dichiarata dal fabbricante.
10. IMPIANTI GAS MEDICINALI: INFORMAZIONI INCIDENTI 10.1 INFORMAZIONIQuesto argomento e' strettamente di competenza del ministero
della Sanita', nella sua funzione di autorita' di controllo;
pertanto si ritiene inopportuno dare indicazioni e suggerimenti e si rimanda integralmente alla disciplina dettata dal Dlgs 46/1997 e successive modifiche.
Possiano tuttavia rilevare l'importanza per il fabbricante di
dispositivi medici di disporre di tempestive informazioni su ogni tipo di incidente che coinvolga i propri prodotti, in modo da
poter intervenire eliminando le fonti di pericolo per pazienti e
operatori, cosi' come imposto dalla legge.
Pertanto, ferma restando l'esigenza di rispettare gli obblighi
di segnalazione imposti dall'articolo 9 del Dlgs 46/1997, i
fabbricanti dovrebbero esortare gli operatori sanitari pubblici e privati affinche' la segnalazione di un incidente venga inviata
anche al fabbricante del dispositivo coinvolto.
In particolare il ministero della Sanita' ha predisposto un
fac-simile di un rapporto di incidente o mancato incidente
reperibile direttamente all'indirizzo Internet
www.sanita.it/dispmed.
10.2 MONITORAGGIOIl fabbricante deve in ogni caso esercitare un attivita' di
monitoraggio sui dispositivi medici; l'articolo 10, comma 2 del
Dlgs 46/1997 recita infatti:
"Quando il fabbricante o il suo mandatario viene a conoscenza
di qualsiasi alterazione delle caratteristiche e delle prestazioni
di un dispositivo immesso in commercio nel territorio italiano e
dal cui uso potrebbe derivare il decesso o il peggioramento delle condizioni di salute di un paziente o di un operatore, ovvero
viene a conoscenza di qualsiasi inadeguatezza nelle istruzioni per
l'uso che potrebbe essere causa di un non corretto impiego del
dispositivo, deve darve immediata comunicazione al ministero della
Sanita'".
LE INDICAZIONI PER GLI IMPIANTIDISPOSITIVO MEDICO: Impianti per gas medicinali
CLASSE: IIb
NORMA TECNICA: UNI EN 737-3
TITOLO DELLA NORMA: Impianti di distribuzione dei gas medicali -
Impianti per gas medicali compressi e vuoto
DISPOSITIVO MEDICO: Impianti per vuoto
CLASSE: IIb
NORMA TECNICA: UNI EN 737-3
TITOLO DELLA NORMA: Impianti di distribuzione dei gas medicali -
Impianti per gas medicali compressi e vuoto.
DISPOSITIVO MEDICO: Impianti di evacuazione dei gas anestetici
CLASSE: IIa
NORMA TECNICA: UNI EN 737-2
TITOLO DELLA NORMA: Impianti di distribuzione dei gas medicali -
Impianti di scarico per l'evacuazione dei gas anestetici
DISPOSITIVO MEDICO: Prese per gas medicinali e per vuoto
CLASSE: IIb
NORMA TECNICA: UNI EN 737-I
TITOLO DELLA NORMA: Impianti di distribuzione dei gas medicali -
Unita' terminali per gas medicali compressi e per vuoto
DISPOSITIVO MEDICO: Prese per evacuazione dei gas anestetici
CLASSE: IIa
NORMA TECNICA: UNI EN 737-4
TITOLO DELLA NORMA: Impianti di distribuzione dei gas medicali -
Unita' terminali per impianti di evacuazione dei gas anestetici
DISPOSITIVO MEDICO: Riduttori di pressione per impianti
CLASSE: IIb
NORMA TECNICA: UNI EN 738-2
TITOLO DELLA NORMA: Riduttori di pressione per l'utilizzo con i
gas medicali - Riduttori di pressione di centrale e di linea
DISPOSITIVO MEDICO: Collegamenti flessibili per alta pressione
CLASSE: IIa
NORMA TECNICA: EN 13221
TITOLO DELLA NORMA: Collegamenti flessibili ad alta pressione per uso con i gas medicali
DISPOSITIVO MEDICO: Tubi flessibili per bassa pressione
CLASSE: IIa
NORMA TECNICA: UNI EN 739
TITOLO DELLA NORMA: Tubi flessibi per bassa pressione per
l'utilizzo con i gas
DISPOSITIVO MEDICO: Tubi di tame per gas medicinali
CLASSE: IIa
NORMA TECNICA: EN 13348
TITOLO DELLA NORMA: Rame e leghe di rame - Tubi rotondi di rame
senza saldatura per gas medicali e per vuoto
DISPOSITIVO MEDICO: Travi testa letto, pareti tecniche e pensili
CLASSE: IIb
NORMA TECNICA: UNI EN 793
TITOLO DELLA NORMA: Requisiti particolari per la sicurezza delle
unita' di alimentazione per uso medico
Riportiamo qui di seguito anche la proposta di classificazione
riguardante alcuni dispositivi che, pur non facendo parte degli
impianti sopra citati, vengono utilizzati con i gas medicinali o
sono utilizzati come loro accessori.
I DISPOSITIVI UTILIZZATI
DISPOSITIVO MEDICO: Riduttori di pressione per bombola
CLASSE: IIb
NORMA TECNICA: UNI EN 738-I
TITOLO DELLA NORMA: Riduttori di pressione per l'utilizzo con gas medicali - Riduttori di pressione e riduttori di pressione con
flussometro
DISPOSITIVO MEDICO: Valvole riduttrici
CLASSE: IIb
NORMA TECNICA: UNI EN 738-3
TITOLO DELLA NORMA: Riduttori di pressione per l'utilizzo con gas medicali - Riduttori di pressione incorporati nella valvola della bombola
DISPOSITIVO MEDICO: Riduttori per apparecchiature medicinali
CLASSE: IIb
NORMA TECNICA: UNI EN 738-4
TITOLO DELLA NORMA: Riduttori di pressione per l'utilizzo con gas medicali - Riduttori per bassa pressione per l'impiego all'interno
di apparecchiature medicali
DISPOSITIVO MEDICO: Flussometri per il collegamento alle prese
CLASSE: IIa
NORMA TECNICA: UNI EN 13220
TITOLO DELLA NORMA: Dispositivi per la misurazione del flusso per il collegamento alle unita' terminali degli impianti di
distribuzione dei gas medicali
DISPOSITIVO MEDICO: Barre porta accessori
CLASSE: I
NORMA TECNICA: UNI EN 12218
TITOLO DELLA NORMA: Sistemi a barre per sostenere apparecchiature medicali.