GAS MEDICINALI. GUIDA PER I PRODUTTORI E GLI OPERATORI
  L'APPLICAZIONE DELLA DIRETTIVA 93/42/CEE SUI DISPOSITIVI MEDICI
                  IL VADEMECUM ALLA III REVISIONE
              INDICAZIONI ELABORATE DA ASSOGASTECNICI
                            
                            PREMESSA
 
la  direttiva  93/42/Cee inerente ai dispositivi medici  e'  stata 
pubblicata sulla gazzetta Ufficiale delle Comunita' europee il  12 
luglio 1993, e' stata recepita dall'Italia con decreto legislativo 
n.  46 del 24 febbraio 1997 ed e' entrata in vigore a partire  dal 
14  giugno  1998.  In  virtu' di  tale  decreto  gli  impianti  di 
distribuzione  dei  gas medicinali (Impianti  per  gas  medicinali 
compressi   e  per  vuoto  e  impianti  di  evacuazione  dei   gas 
anestetici) sono diventati a tutti gli effetti dispositivi  medici 
cosi' come confermato dal "Coordination of notified bodies medical 
devices"  (Consensus statement Nbm/028/2000, edizione 01/2000)  e, 
informalmente, anche dal ministero della Sanita'.
   A distanza di oltre due anni dall'entrata in vigore del decreto 
legislativo  46/1997  e'  importante sottolineare  che  anche  gli 
ampliamenti  di impianti di distribuzione dei gas medicinali  gia' 
esistenti devono essere considerati dispositivi medici soggetti  a 
marcatura  Ce, cosi' come confermato dai notified  bodies  medical 
devices  (vedere  allegato 2: Consensus  statement  Nbm/2.5.5/Rec2 
dell'8  giugno 1999) e, informalmente, anche dal  ministero  della 
Sanita'.
   E' importante sottolineare che:
   -  la  direttiva 97/23/Ce (Ped) relativa  alle  attrezzature  a 
pressione  non si applica agli impianti di distribuzione  dei  gas 
medicinali  in quanto appartenenti al massimo alla categroai  I  a 
norma degli articoli 3 e 9 di tale direttiva e gia' coperti  dalla 
direttiva 93/42/Cee;
   - la dichiarazione di conformita' prevista dalla legge  46/1990 
e'  da  considerarsi ancora in vigore pur essendo  superata  dalla 
dichiarazione  Ce  di conformita' che garantisce il  rispetto  dei 
requisiti   essenziali  della  direttiva  93/42/Cee  mediante   la 
conformita'  alle norme armonizzate Uni En 737-3 e Uni  En  737-2. 
Pertanto  si  puo'  affermare  che un  impianto  marcato  Ce  come 
disppsitivo  medico  puo'  essere  dichiarato  anche  conforme  ai 
requisiti della legge 46/1990.
   Il  presente  documento  si pone  pertanto  come  obiettivo  la 
"rilettura"   del  decreto  legislativo  46/97   con   particolare 
attenzione  agli aspetti connessi agli impianti  di  distribuzione 
dei  gas medicinali e ai singoli componenti che li  sostituiscono; 
non  puo' ovviamente considerarsi esaustiva rispetto al testo  del 
decreto  legislativo  46/1997  al  quale  e'  indispensabile  fare 
riferimento per la completezza degli adempimenti richiesti.
   Il  contenuto  del  presente documento e' il  risultato  di  un 
lavoro  comune svolto da Assogastecnici - gruppo gas medicinali  - 
insieme ad altre associazione imprenditoriali che rappresentano il 
settore  della  Sanita'  (associazione  elettromediali  di   Anie, 
Assobiomedica) e dall'Uni.
   NOTA: Nelle pagine seguenti verra' fatto riferimento unicamente 
al  decreto  legislativo 46/1997 (Dlgs 46/1997)  che,  come  noto, 
rappresenta il recepimento nazionale della direttiva 93/42/Cee.
 
I. SINTESI  DELLA DIRETTIVA E SUA APPLICAZIONE AGLI  IMPIANTI  GAS 
   MEDICINALI
 
   Il  Dlgs  46/1997 (articolo 1.2 a) definisce  come  dispositivo 
medico:
   "Qualsiasi  strumento, apparecchio, impianto, sostanza o  altro 
prodotto,  utilizzato  da  solo o  in  combinazione,  compreso  il 
software  informatico impiegato per il corretto  funzionamento,  e 
destinato dal fabbricante a essere impiegato nell'uomo a scopo di: 
diagnosi,  prevenzione, controllo, terapia o attenuazione  di  una 
malattia,    diagnosi,   controllo,   terapia,   attenuazione    o 
compensazione di una ferita o di un handicap, studio, sostituzione 
o modifica dell'anatomia o di processo fisiologico, intervento sul 
concepimento, il quale prodotto non eserciti l'azione  principale, 
nel o sul corpo umano, cui e' destinato, con mezzi farmacologici o 
immunologici  ne' mediante processo metabolico ma la cui  funzione 
possa essere coadiuvata da tali mezzi";
   stabilisce inoltre (articolo 3.1) che:
   "I  dispositivi  medici possono essere immessi in  commercio  e 
messi  in  servisio se, correttamente installati  e  adeguatamente 
mantenuti  nonche'  utilizzati secondo la loro  destinazione,  non 
compromettono  la  sicurezza  e  la  salute  dei  pazienti,  degli 
utilizzatori, ed eventualmente di terzi".
   E prescrive (allegato 1.1) che:
   "I  dispositivi devono essere progettati e fabbricati  in  modo 
che  la loro utilizzazione non comprometta lo stato clinico  e  la 
sicurezza  dei  pazienti,  ne'  la sicurezza  e  la  salute  degli 
utilizzatori  ed  eventualmente di terzi quando  siano  utilizzati 
alle  condizioni  e per i fini previsti, fermo  restando  che  gli 
eventuali  rischi  debbono essere di livello  accettabile,  tenuto 
conto  del  beneficio apportato al paziente e compatibili  con  un 
elevato livello di protezione della salute e della sicurezza".
   Il  Dlgs  46/1997 prevede la  classificazione  dei  dispositivi 
medici  in  4  classi  di  rischio  basate  essenzialmente   sulla 
destinazione d'uso e sui rischi potenziali connessi con  l'impiego 
del dispositivo stesso:
   Classe I (BASSO RISCHIO)
   Classe II a (medio rischio)
   Classe II b (medio/alto rischio)
   Classe III (alto rischio).
   La  classificazione dei dispositivi medici  e'  responsabilita' 
del   fabbricante   (cioe'  della  persona  fisica   o   giuridica 
responsabile    della    progettazione,    della    fabbricazione, 
dell'imballaggio  e  dell'etichettatura);  deve  tuttavia   essere 
accettata dall'Organismo notificato.
   La classe attribuita a un dispositivo medico riveste la massima 
importanza  in  quanto  determina la  scelta  della  procedura  da 
seguire ai fini dell'apposizione della marcatura Ce.
 
2. IMPIANTI GAS MEDICINALI: CLASSIFICAZIONE
 
   Ferma restando la responsabilita' del fabbricante riguardo alla 
classificazione,  la  proposta riguardante gli impianti e  i  loro 
principali  componenti, in accordo con i notified  bodies  medical 
devices  (Consensus statement Nbm 028/2000, edizione  01/2000)  e' 
riportata  nella  tabella  seguente assieme  ai  riferimenti  alle 
relative norme tecniche.
   E' inoltre in fase di completamento una norma (prENV 737-6) che 
specifica le dimensioni degli innesti per unita' terminali per gas 
medicinali compressi e per vuoto.
   Attualmente  e'  prassi  consolidata che le  sorgenti  dei  gas 
medicinali  (bombole,  contenitori  criogenici,  compressori   per 
produrre  aria medicale, miscelatori per produrre  aria  sintetica 
ovvero  ricostituita,  pompe del vuoto e  soffianti)  possono  non 
rientrare  nel campo d'applicazione del Dlgs 46/1997  pur  dovendo 
ripsettare  altre  direttive europee e i requisiti  tecnici  delle 
specifiche norme di riferimento, in particolare la Uni En 737-3.
   Tali  sorgenti  dovranno  essere  descritte  e  analizzate  nel 
fascicolo tecnico dell'impianto redatto dal fabbricante al fine di 
garantire   la   continuita'   di  erogazione   e   la   sicurezza 
dell'impianto.
   In  particolare le bombole dei gas e i  contenitori  criogenici 
dei gas allo stato liquido non rientrano nel campo  d'applicazione 
del  Dlgs  46/1997;  essi  devono  rispettare  i  requisiti  delle 
direttive  99/36/Ce  (Attrezzature a  pressione  trasportabili)  e 
97/23/Ce (Attrezzature a pressione).
 
3. IMPIANTI GAS MEDICINALI; DESCRIZIONE
 
 
                        3.1 GENERALITA'
 
   Gli  impianti  di distribuzione sono destinati  a  distribuire, 
all'interno  delle strutture sanitarie, gas medicinali  (ossigeno, 
aria medicale, protossido d'azoto, anidride carbonica, miscele  di 
gas  medicinali, aria motrice, azoto) e vuoto e a evacuare  i  gas 
anestetici.
   Gli  interventi  riguardanti tali impianti che  possono  venire 
effettuati  nelle  strutture ospedaliere si  possono  in  generale 
suddividere in due grandi categorie:
   - impianti completi di nuova fabbricazione;
   - ampliamenti di impianti gia' esistenti.
   Sia l'impianto completo che l'ampliamento sono considerati come 
dispositivi  medici,  soggetti  pertanto al Dlgs  46/1997  e  alla 
marcatura Ce.
 
                     3.2 IMPIANTI PER GAS MEDICINALI
 
   Gli  impianti per gas medicinali sono destinati  a  distribuire 
tali  gas partendo da uno stoccaggio in bombole o  in  contenitori 
criogenici,  fissi  o  mobili;  nel  caso  dell'aria  medicale   e 
dell'aria sintetica ovvero ricostituita essa puo' essere  prodotta 
in loco mediante compressori o miscelatori.
   Gli  impianti  sono schematicamente composti da  una  centrale, 
alla  quale  viene collegata la sorgente del gas, da una  rete  di 
distribuzione,  da un sistema di controllo, di monitoraggio  e  di 
allarme  e da unita' terminali alle quali l'operatore connette  le 
varie  apparecchiature  direttamente  o  tramite  tubi  flessibili 
muniti  di  appositi innesti (diversi per ogni tipo di gas  e  non 
intercambiabili) per prelevare i gas medicinali.
   Le  unita'  terminali possono essere installate a parete  o  su 
travi  testa letto nei locali di degenza, su pareti tecniche e  su 
utenze pensili nei reparti operatori e di terapia intensiva.
 
                    3.3 IMPIANTI PER VUOTO
 
   Gli  impianti per vuoto sono destinati a fornire  la  pressione 
negativa utilizzata per l'aspirazione endocavitaria.
   Gli impianti sono schematicamente composti da una centrale  con 
pompe  del vuoto, da una rete di distribuzione, da un  sistema  di 
controllo, di monitoraggio e di allarme e da unita' terminali alle 
quali l'operatore connette le varie apparecchiature direttamente o 
tramite  tubi  flessibili muniti di appositi innesti  (diversi  da 
quelli per i gas compressi) per disporre del vuoto.
   Le  unita'  terminali possono essere installate a parete  o  su 
travi  testa letto nei locali di degenza, su pareti tecniche e  su 
utenze pensili nei reparti operatori e di terapia intensiva.
 
            3.4 IMPIANTI DI EVACUAZIONE GAS ANESTETICI
 
   Gli impianti di evacuazione dei gas anestetici sono destinati a 
prelevare  e  a evacuare all'esterno i gas e i  vapori  anestetici 
esalati  dal  paziente durante il trattamento  di  anestesia  allo 
scopo di prevenire l'accumulo degli stessi all'interno delle  sale 
operatorie.
   Gli impianti possono essere di due tipi:
   -  con  un elettore azionato da aria  compressa  e  posizionato 
all'interno di ciascuna unita' terminale;
   -  con soffiante o con pompa del vuoto che agisce su  tutte  le 
unita' terminali.
   In  entrambi  i  casi  sono  schematicamente  composti  da   un 
generatore di pressione negativa (eiettore, soffiante o pompa  del 
vuoto),  da un sistema di controllo e di monitoraggio e da  unita' 
terminali  alle quali l'operatore connette le apparecchiature  per 
l'anestesia  mediante tubi flessibili muniti di appositi  innesti, 
non  intercambiabili  con  quelli per i gas medicinali  e  per  il 
vuoto.  Tubazioni  a  monte  e  a  valle  delle  unita'  terminali 
collegano le stesse al generatore di pressione negativa e al punto 
di scarico all'esterno.
   Anche  queste  unita'  terminali possono  essere  installate  a 
parete, su pareti tecniche e su pensili.
 
                        4. NUOVI IMPIANTI
 
   Si   definiscono   impianti  per  gas   medicinali   di   nuova 
fabbricazione quelli che sono collegati immediatamente a valle  di 
una  sorgente di gas e comprendono una rete di  distribuzione,  un 
sistema di controllo della pressione, un sistema di monitoraggio e 
di allarme e unita' terminali.
   Per sorgenti si intendono:
   - le bombole complete di valvola;
   - i contenitori criogenici fissi o mobili completi di valvole e 
degli altri dispositivi (compreso il vaporizzatore) che consentono 
di fornire all'impianto il prodotto allo stato gassoso;
   -  le  centrali  con  compressori per  la  produzione  di  aria 
medicale;
   -  i miscelatori per la produzione dell'aria  sintetica  ovvero 
ricostiuita (vedere monografia aria medicale e pag. 3 della F.U. - 
ultima edizione).
   Si definiscono impianti per vuoto di nuova fabbricazione quelle 
che  sono  collegati immediatamente a monte di  una  centrale  con 
pompe  del  vuoto  e comprendono una  rete  di  distribuzione,  un 
sistema di monitoraggio e di allarme e unita' terminali.
   Si  definiscono impianti di evacuazione dei gas anestetici  con 
elettore   di   nuova   fabbricazione   quelli   che    richiedono 
l'installazione   di   una   rete   di   distribuzione   collegata 
immediatamente  a  valle  di una centrale  dell'aria  compressa  e 
comprendono un sistema di controllo della pressione, un sistema di 
monitoraggio  e di allarme, unita' terminali e tubazioni  a  valle 
delle unita' terminali per lo scarico all'esterno.
   Si  definiscono impianti di evacuazione di impianti  anestetici 
con soffiante o con pompa del vuoto di nuova fabbricazione  quelli 
che sono collegati immediatamente a monte della soffiante o  della 
pompa  del  vuoto  e comprendono un  sistema  di  controllo  della 
pressione negativa un sistema di monitoraggio, unita' terminali  e 
tubazioni  a valle della soffiante o della pompa del vuoto per  lo 
scarico all'esterno.
 
            5. AMPLIAMENTO DI IMPIANTI ESISTENTI
 
   Si  definisce ampliamento qualsiasi estensione di impianto  che 
implichi l'installazione di nuove tubazioni che alimentano  unita' 
terminali   aggiuntive  e  che  pertanto   richiede   all'impianto 
esistente  prestazioni superiori a quelle per le quali  era  stato 
progettato  e costruito. Si possono considerare esclusi da  questa 
definizione  i semplici spostamenti di percorso dele  tubazioni  o 
cambiamenti   di   posizionamento  di   componenti   dell'impianto 
esistente  purche'  questi  non diano luogo  ad  un  impianto  che 
richieda prestazioni diverse da quelle del progetto originario.
   Considerazione  importante  da  farsi e' che,  mentre  per  gli 
impianti  di  nuova fabbricazione (paragrafo  3.2)  rispettare  le 
prestazioni  di progetto (in particolare per le perdite di  carico 
in funzione della portata richiesta alle singole unita'  terminali 
e della loro contemporaneita') non presenta alcuna difficolta'  in 
fase  di realizzazione (non esistendo nulla di  gia'  installato), 
cio'  non  e'  scontato  per quanto  riguarda  gli  ampliamenti  e 
pertanto  la  fase  di progettazione diventa in  tale  caso  molto 
delicata.
   Infatti   per  progettare  un  ampliamento  (che,   una   volta 
realizzato,   non  deve  comunque  compromettere  la   prestazione 
dell'impianto esistente) e' necessario:
   -  valutare se le centrali di alimentazione esistenti  sono  in 
grado  di  garantire  la portata  totale  richiesta  dall'impianto 
esistente e dall'ampliamento previsto;
   -  valutare  se  i componenti gia'  installati  (a  esempio  le 
tubazioni,  i  riduttori  di  secondo  stadio  e  le  valvole   di 
intercettazione) sono compatibili con l'ampliamento. 
   La  progettazione  di  un impianto  richiede  pertanto  che  il 
fabbricante  acquisisca  i dati di progetto e  le  caratteristiche 
dell'impianto  esistente (capacita' delle sorgenti, portata  delle 
centrali, dimensioni delle tubazioni, posizionamento delle  unita' 
terminali,  portata  e contemporaneita' richieste  a  ciascuna  di 
esse,   caratteristiche   dei   riduttori   di   secondo   stadio, 
caratteristiche  del sistema di monitoraggio e di allarme ecc.)  e 
li consideri come dati di entrata.
   I  dati  di  entrata devono  essere  forniti  dal  proprietario 
dell'impianto  esistente  sulla base del progetto  originale,  dei 
disegni  che riportino le reali dimensioni che il  percorso  delle 
tubazioni,  dei calcoli delle perdite di carico in funzione  delle 
portate richieste.
   Solo  in tal modo si potra' stabilire con sufficiente  certezza 
se   l'ampliamento   richiesto  puo'   essere   realizzato   senza 
pregiudicare anche la funzionalita' dell'impianto esistente.
   Una  volta  completata  la  realizzazione  dell'ampliamento,  i 
collaudi  relativi alle prestazioni previsti dalle norme  tecniche 
dovranno  essere  ovviamente  effettuati  sull'intero  impianto  e 
dimostrare che la funzionalita' e la sicurezza sono garantite.
   Secondo il Consensus Statement n. Nbm/2.5.5/Rec2 dell'8  giugno 
1999  un  ampliamento di un impianto esistente,  realizzato  prima 
dell'entrata in vigore del DLgs. 46/1997, puo' essere  considerato 
come la combinazione di un dispositivo medico non marcato Ce, gia' 
immesso  in  commercio  e messo in servizio,  con  un  dispositivo 
medico  marcato  Ce, non ancora immesso in commercio  e  messo  in 
servizio. Anche in tale caso la valutazione della conformita' deve 
avvenire  secondo  quanto  previsto  dall'articolo  11  del  DLgs. 
46/1997  cioe'  secondo  le  normali  procedure  previste  per   i 
dispositivi  medici; si applica inoltre la  procedura  particolare 
prevista dall'articolo 12 del DLgs 46/1997 per i sistemi cioe' per 
la  combinazione  di  piu'  dispositivi medici  tra  di  loro.  Il 
fascicolo  tecnico  deve  contenere anche  l'analisi  del  rischio 
relativa alla combinazione dei due dispositivi e la documentazione 
che dimostra il rispetto dei requisiti essenziali applicabili alla 
combinazione  stessa, in particolare il punto 9.1 dell'allegato  1 
(vedere linea 2 della tabella a pag. 4/5). La stessa procedura  si 
applica  anche nel caso si debba realizzare un ampliamento  di  un 
impianto esistente e marcato Ce.
 
                6. ANALISI DEGLI IMPIANTI ESISTENTI
 
   Per  gli  impianti installati precedentemente alla  entrata  in 
vigore del DLgs. 46/1997 non esiste un obbligo di marcatura Ce per 
dimostrare  la  comformita' ai requisiti essenziali;  puo'  essere 
tuttavia opportuno, quando possibile, l'adeguamento degli impianti 
esistenti  alle norme tecniche vigenti in quanto  esse  consentono 
l'ottenimento  di  un  livello di  affidabilita'  e  di  sicurezza 
certamente superiori.
   Le  azioni  minime consigliate, che devono  essere  oggetto  di 
valutazione  tecnica  e  realizzate  da  personale  qualificato  e 
abilitato, sono:
   
                  6.1 IMPIANTI PER L'OSSIGENO
 
   - Terza fonte di alimentazione: se non e' possibile  aggiungere 
la terza fonte, realizzare almeno l'ingresso di emergenza.
   -  Collegamenti  flessibili tra bombole ( o pacchi  bombola)  e 
collettore:  se  realizzati con polimeri  sostituibili  con  altri 
interamente in metallo.
   - Valvola generale di intercettazione: se assente, da inserire. 
   - Pressione nominale nella rete primaria (a monte dei riduttori 
di secondo stadio): non superiore a 10 bar.
   -  Pressione  nominale  nella  rete  secondaria  (a  valle  dei 
riduttori di secondo stadio): non inferiore a 4 bar.
   -  Riduttori  secondo stadio: non deve esserci  la  valvola  di 
sovrapressione  per  evitare  una  perdita  non  controllata   che 
potrebbe ridurre la disponibilita' di ossigeno e lo scarico  dello 
stesso all'interno dei locali.
   - Riduttori secondo stadio: realizzare un ingresso di emergenza 
a valle.
   -  Allarmi: prevedere un allarme per pressione insufficiente  o 
eccessiva nella rete primaria.
 
            6.2 IMPIANTI PER IL PROTOSSIDO DI AZOTO
 
   - Terza fonte di alimentazione: se non e' possibile  aggiungere 
la terza fonte, realizzare almeno l'ingresso di emergenza.
   -   Collegamenti  flessibili  tra  bombole  e  collettore:   se 
realizzati  con  polimeri  sostituirli con  altri  interamente  in 
metallo.
   - Valvola generale di intercettazione: se assente, da inserire.
   - Pressione nominale nella rete primaria (a monte dei riduttori 
secondo stadio): non superiore a 10 bar.
   -  Pressione  nominale  nella  rete  secondaria  (a  valle  dei 
riduttori secondo stadio): non inferiore a 4 bar.
   -  Riduttori  secondo stadio: non deve esserci  la  valvola  di 
sovrapressione  per  evitare  una  perdita  non  controllata   che 
potrebbe  ridurre  la disponibilita' di protossido di azoto  e  lo 
scarico dello stesso all'interno dei locali.
   - Riduttori secondo stadio: realizzare un ingresso di emergenza 
a valle.
   -  Allarmi: prevedere un allarme per pressione insufficiente  o 
eccessiva nella rete primaria.
 
                6.3 IMPIANTI PER L'ARIA MEDICALE
 
   - Terza fonte di alimentazione: se non e' possibile  aggiungere 
la terza fonte, realizzare almeno l'ingresso di emergenza.
   - Valvola generale di intercettazione: se assente inserirla.
   - Pressione nominale nella rete primaria (a monte dei riduttori 
secondo stadio): non dovrebbe essere superiore a 10 bar.
   -  Pressione  nominale  nella  rete  secondaria  (a  valle  dei 
riduttori secondo stadio): non inferiore a 4 bar.
   -  Riduttori  secondo stadio: non deve esserci  la  valvola  di 
sovrapressione  per  evitare  una  perdita  non  controllata   che 
potrebbe ridurre la disponibilita' di aria.
   - Riduttori secondo stadio: prevedere un ingresso di  emergenza 
a valle.
   -  Allarmi: prevedere un allarme per pressione insufficiente  o 
eccessiva nella rete primaria.
   -  Collegamenti  flessibili tra bombole (o  pacchi  bombola)  e 
collettore:  se  realizzati  con polimeri  sostituirli  con  altri 
interamente in metallo.
   -  Per  impianti  alimentati solo  da  compressori:  almeno  un 
compressore deve essere collegato al gruppo di emergenza.
   -   Per  impianti  alimentati  da  compressori:   l'aspirazione 
dell'aria  atmosferica  deve  essere ubicata in  modo  da  ridurre 
l'ingresso di contaminanti.
   - Per impianti alimentati da compressori: il sistema  filtrante 
deve  essere  doppio  con  by-pass  per  consentire  la  periodica 
manutenzione/rigenerazione dello stesso.
   - Per impianti alimentati da compressori: il sistema  filtrante 
deve  essere  in  grado di fornire  aria  medicale  conforme  alla 
Farmacopea.
   -   Per  impianti  alimentati  da  compressori:  monitorare   i 
parametri  critici ( in continuo o periodicamente a seconda  della 
criticita').
 
                6.4 IMPIANTI PER L'ARIA STRUMENTI
                           (ARIA MOTRICE)
 
   - Pressione nominale nella rete primaria (a monte dei riduttori 
secondo stadio): non superiore a 20 bar.
   NOTA:  se la centrale e' la medesima che fornisce anche  l'aria 
medicale, la pressione nominale nella rete primaria ( a monte  dei 
riduttori secondo stadio) non dovrebbe essere superiore a 10 bar. 
   -  Pressione  nominale  nella  rete  secondaria  (a  valle  dei 
riduttori secondo stadio): non dovrebbe essere inferiore a 7 bar.
   - Riduttori secondo stadio: non dovrebbero avere la valvola  di 
sovrapressione  per  evitare  una  perdita  non  controllata   che 
potrebbe ridurre la disponibilita' di aria.
   -  Allarmi: prevedere un allarme per pressione insufficiente  o 
eccessiva nella rete primaria.
   -   Per  impianti  alimentati  da  compressori:   l'aspirazione 
dell'aria  atmosferica  deve  essere ubicata in  modo  da  ridurre 
l'ingresso di contaminanti.
   - Per impianti alimentati da compressori: il sistema  filtrante 
deve  essere  doppio  con  by-pass  per  consentire  la  periodica 
manutenzione/rigenerazione dello stesso.
   -   Per  impianti  alimentati  da  compressori:  monitorare   i 
parametri  critici (in continuo o periodicamente a  seconda  della 
criticita').
 
                    6.5 IMPIANTI PER IL VUOTO
 
   - Terza fonte di alimentazione: se non e' possibile  aggiungere 
la  terza  fonte,  realizzare almeno  la  predisposizione  per  il 
collegamento  di  una  terza  pompa  da  utilizzarsi  durante   le 
operazioni di manutenzione di una delle altre. 
   - Almeno una pompa del vuoto deve essere collegata al gruppo di 
emergenza.
   -  Lo scarico dell'aria deve essere ubicato in modo da  ridurre 
la contaminazione degli ambienti circostanti.
   -  Installare  due  filtri batterici a monte  delle  pompe  del 
vuoto.
 
                     6.6 ULTERIORI VALUTAZIONI
 
   - Aspetto fisico dei componenti: danni evidenti, usura.
   - Eta' dei componenti.
   - Disponibilita' di manuali d'uso e di manutenzione.
   - Disponibilita' di parti di ricambio.
   -  Registrazioni  delle  avvenute  attivita'  di  controllo   e 
manutenzione.
   - Per quanto riguarda le centrali dovrebbero essere  verificate 
la capacita' e la portata, in particolare se sono stati realizzati 
nel tempo degli ampliamenti dell'impianto originale.
   -  Per quanto riguarda gli stoccaggi (bombole, pacchi  bombola, 
contenitori criogenici fissi e mobili) dovrebbe essere  verificata 
la conformita' alle prescrizioni nazionali e/o locali.
 
                 6.7 TABELLA PER L'ANALISI DEGLI IMPIANTI
 
   Per   consentire  ai  responsabili  tecnici   delle   strutture 
sanitarie  di  valutare  la conformita'  degli  impianti  per  gas 
medicinali  gia' esistenti alle norme Uni En 737-2 e Uni En  737-3 
e' stata realizzata una tabella.
   Dal       sito       del      gruppo       gas       medicinali 
(http://assogastecnici,federchimica.it/ggm) e' possibile scaricare 
una  chek  list e la documentazione a supporto per  l'utilizzo  di 
tale tabella e per l'esecuzione della suddetta verifica. 
 
              7.  IMPIANTI GAS MEDICINALI: MANUTENZIONI
 
   Ai  fini del mantenimento per tutto il suo tempo di vita  della 
caratteristiche  che  ne  hanno consentito  la  marcatura  Ce,  un 
dispositivo medico deve essere oggetto di un'adeguata manutenzione 
secondo le specifiche del fabbricante. 
   In  ogni  struttura  sanitaria  provvista  di  un  impianto  di 
distribuzione dei gas medicinali e del vuoto e di evacuazione  dei 
gas   anestetici  dovrebbe  quindi  esistere  un  piano   per   la 
manutenzione  ordinaria e straordinaria dell'impianto e  dei  suoi 
componenti.
   I  requisiti  minimi raccomandati  per  l'organizzazione  della 
manutenzione  sono descritti nell'Appendice H della Norma  Uni  En 
737-3 e nell'Appendice D della norma Uni En 737-2.
 
                     7.1 MANUTENZIONE ORDINARIA
 
   Si  definisce  manutenzione ordinaria l'insieme  dei  controlli 
periodici  e delle sostituzioni di elementi soggetti ad  usura  (a 
esempio  guarnizioni  di  usura) o di materiali  di  consumo  (  a 
esempio lubrificanti dei compressori o delle pompe del vuoto).
   Le   operazioni   di  controllo   sono   normalmente   affidate 
all'utilizzatore  che deve effettuarle periodicamente o  prima  di 
ogni utilizzo secondo le istruzioni e i criteri di  accettabilita' 
forniti dal fabbricante; tali istruzioni devono anche indicare  le 
azioni necessarie nel caso i controlli diano luogo a risultati non 
accettabili.
   Le sostituzioni devono essere effettuate secondo le  istruzioni 
fornite  dal  fabbricante  da  personale  debitamente  istruito  e 
autorizzato  dallo  stesso;  devono  essere  utilizzate  parti  di 
ricambio originali, strumenti di misura e utensili specificati dal 
fabbricante.  Se la sostituzione comporta la messa fuori  servisio 
temporanea  di  parte dell'impianto, tale intervento  deve  essere 
programmato in modo da non compromettere la sua funzionalita' e la 
sicurezza. Deve essere registrato ogni intervento effettuato.
 
                7.2 MANUTENZIONE STRAORDINARIA
 
   Si definisce manutenzione straordinaria l'insieme di interventi 
destinati  a riparare un guasto su un componente. Tali  interventi 
richiedono   in   genere   una   conoscenza   approfondita   delle 
apparecchiature  da  riparare,  la  disponibilita'  di  parti   di 
ricambio  non normalmente destinate alla  manutenzione  ordinaria, 
strumenti di misura, utensili speciali e procedure per il collaudo 
del componente prima della sua rimessa in servizio. La riparazione 
di un guasto comporta spesso la messa fuori servizio di una  fonte 
di  alimentazione  o  di un reparto e necessita  pertanto  di  una 
tempestiva informazione di tutti i soggetti interessati. Anche  in 
questo  caso  devono  essere seguite  le  istruzioni  fornite  dal 
fabbricante; devono essere utilizzate parti di ricambio originali, 
strumenti  di  misura e utensili specificati dal  fabbricante,  il 
personale  incaricato  dell'intervento  deve  essere   debitamente 
istruito  e  autorizzato  dal  fabbricante  stesso.  Deve   essere 
registrato ogni intervento effettuato.
 
                        7.3 RESPONSABILITA'
 
   Per  quanto  sopra  detto rivestono la  massima  importanza  la 
definisione delle responsabilita' e la quantita' e qualita'  delle 
informazioni   fornite   dal  fabbricante  (vedere   punto   I   3 
dell'allegato   I  del  Dlgs  46/1997).  La  responsabilita'   del 
fabbricante  si estende alle opportune informazioni  e  istruzioni 
che devono risultare chiare e complete escludendo la  possibilita' 
di errate interpretazioni. E' inoltre della massima importanza  la 
definisione  delle  attivita'  che devono  rimanere  di  esclusiva 
competenza del fabbricante, di quelle che possono essere  affidate 
a  personale  del  cliente o a terzi e  la  conseguente  eventuale 
necessita'  della  loro istruzione da parte del fabbricante  o  di 
altri soggetti autorizzati dallo stesso. Al momento della consegna 
dell'impianto  al  cliente deve essere registrata  la  contestuale 
consegna delle istruzioni per l'uso e la manutenzione.
   La   decisione,   da  parte  dell'utilizzatore,   di   operare, 
direttamente  o  tramite terzi, in difformita' rispetto  a  quanto 
prescritto   dal   fabbricante,   gli   fa   assumere   la   piena 
responsabilita'  per  le  eventuali conseguenze  sul  piano  delle 
prestazioni e della sicurezza dell'impianto.
   Ai fini della corretta organizzazione della manutenzione  degli 
impianti   e'  inoltre  necessario  fare  riferimento   a   quanto 
prescritto dal Dpr n. 37 del 14 gennaio 1997 e applicabile al caso 
specifico.
 
        8. IMPIANTI GAS MEDICINALI: GESTIONE EMERGENZE
 
   L'esistenza  e  l'osservanza di un piano  di  manutenzione  non 
esclude la possibilita' di guasti improvvisi che possono dar luogo 
a situazioni di emergenza.
   In  ogni  struttura  sanitaria  provvista  di  un  impianto  di 
distribuzione dei gas medicinali dovrebbe quindi esistere un piano 
per la gestione delle emergenze.
   Linee  guida  per  le procedure  di  emergenza  sono  descritte 
nell'Appendice G della Norma Uni En 737-3.
 
           9. IMPIANTI GAS MEDICINALI: DOCUMENTAZIONE
 
   La   realizzazione  di  impianti  di  distribuzione   dei   gas 
medicinali  e  del  vuoto e di  evacuazione  dei  gas  anestetici, 
nonche'  i  loro ampliamenti richiede la fornitura, da  parte  del 
fabbricante,  della documentazione accompagnatoria  relativa  alle 
caratteristiche  dell'impianto fornito, alla sua gestione  e  alla 
manutenzione.  I  capitoli I 3 delle Norme Uni En 737-3 e  Uni  En 
737-2 riportano l'elenco dei documenti, dei disegni e degli schemi 
elettrici  che  devono far parte di  tale  documentazione  (vedere 
anche punto I 3 dell'allegato I del Dlgs 46/1997).
   Tale  documentazione  deve  essere  conservata  e  deve  essere 
disponibile  per  un  periodo non inferiore alla  durata  di  vita 
dell'impianto dichiarata dal fabbricante.
 
     10. IMPIANTI GAS MEDICINALI: INFORMAZIONI INCIDENTI
 
                    10.1 INFORMAZIONI
 
   Questo  argomento e' strettamente di competenza  del  ministero 
della  Sanita',  nella  sua funzione di  autorita'  di  controllo; 
pertanto si ritiene inopportuno dare indicazioni e suggerimenti  e 
si rimanda integralmente alla disciplina dettata dal Dlgs  46/1997 
e successive modifiche.
   Possiano  tuttavia rilevare l'importanza per il fabbricante  di 
dispositivi medici di disporre di tempestive informazioni su  ogni 
tipo  di  incidente che coinvolga i propri prodotti,  in  modo  da 
poter  intervenire eliminando le fonti di pericolo per pazienti  e 
operatori, cosi' come imposto dalla legge.
   Pertanto, ferma restando l'esigenza di rispettare gli  obblighi 
di  segnalazione  imposti  dall'articolo 9  del  Dlgs  46/1997,  i 
fabbricanti dovrebbero esortare gli operatori sanitari pubblici  e 
privati  affinche' la segnalazione di un incidente  venga  inviata 
anche al fabbricante del dispositivo coinvolto.
   In  particolare  il ministero della Sanita' ha  predisposto  un 
fac-simile  di  un  rapporto  di  incidente  o  mancato  incidente 
reperibile        direttamente       all'indirizzo        Internet 
www.sanita.it/dispmed.
 
                      10.2 MONITORAGGIO
 
   Il  fabbricante  deve in ogni caso esercitare un  attivita'  di 
monitoraggio  sui dispositivi medici; l'articolo 10, comma  2  del 
Dlgs 46/1997 recita infatti:
   "Quando  il fabbricante o il suo mandatario viene a  conoscenza 
di qualsiasi alterazione delle caratteristiche e delle prestazioni 
di  un dispositivo immesso in commercio nel territorio italiano  e 
dal cui uso potrebbe derivare il decesso o il peggioramento  delle 
condizioni  di  salute di un paziente o di  un  operatore,  ovvero 
viene a conoscenza di qualsiasi inadeguatezza nelle istruzioni per 
l'uso  che  potrebbe essere causa di un non corretto  impiego  del 
dispositivo, deve darve immediata comunicazione al ministero della 
Sanita'".
 
 
 
                LE INDICAZIONI PER GLI IMPIANTI
 
DISPOSITIVO MEDICO: Impianti per gas medicinali
CLASSE: IIb
NORMA TECNICA: UNI EN 737-3
TITOLO  DELLA NORMA: Impianti di distribuzione dei gas medicali  - 
Impianti per gas medicali compressi e vuoto
 
DISPOSITIVO MEDICO: Impianti per vuoto
CLASSE: IIb
NORMA TECNICA: UNI EN 737-3
TITOLO  DELLA NORMA: Impianti di distribuzione dei gas medicali  - 
Impianti per gas medicali compressi e vuoto.
 
DISPOSITIVO MEDICO: Impianti di evacuazione dei gas anestetici
CLASSE: IIa
NORMA TECNICA: UNI EN 737-2
TITOLO  DELLA NORMA: Impianti di distribuzione dei gas medicali  - 
Impianti di scarico per l'evacuazione dei gas anestetici
 
DISPOSITIVO MEDICO: Prese per gas medicinali e per vuoto
CLASSE: IIb
NORMA TECNICA: UNI EN 737-I
TITOLO  DELLA NORMA: Impianti di distribuzione dei gas medicali  - 
Unita' terminali per gas medicali compressi e per vuoto
 
DISPOSITIVO MEDICO: Prese per evacuazione dei gas anestetici
CLASSE: IIa
NORMA TECNICA: UNI EN 737-4
TITOLO  DELLA NORMA: Impianti di distribuzione dei gas medicali  - 
Unita' terminali per impianti di evacuazione dei gas anestetici
 
DISPOSITIVO MEDICO: Riduttori di pressione per impianti
CLASSE: IIb
NORMA TECNICA: UNI EN 738-2
TITOLO  DELLA NORMA: Riduttori di pressione per l'utilizzo  con  i 
gas medicali - Riduttori di pressione di centrale e di linea
 
DISPOSITIVO MEDICO: Collegamenti flessibili per alta pressione
CLASSE: IIa
NORMA TECNICA: EN 13221
TITOLO DELLA NORMA: Collegamenti flessibili ad alta pressione  per 
uso con i gas medicali
 
DISPOSITIVO MEDICO: Tubi flessibili per bassa pressione
CLASSE: IIa
NORMA TECNICA: UNI EN 739
TITOLO  DELLA  NORMA:  Tubi  flessibi  per  bassa  pressione   per 
l'utilizzo con i gas
 
DISPOSITIVO MEDICO: Tubi di tame per gas medicinali
CLASSE: IIa
NORMA TECNICA: EN 13348
TITOLO  DELLA NORMA: Rame e leghe di rame - Tubi rotondi  di  rame 
senza saldatura per gas medicali e per vuoto
 
DISPOSITIVO MEDICO: Travi testa letto, pareti tecniche e pensili
CLASSE: IIb
NORMA TECNICA: UNI EN 793
TITOLO  DELLA NORMA: Requisiti particolari per la sicurezza  delle 
unita' di alimentazione per uso medico
 
Riportiamo  qui  di seguito anche la proposta  di  classificazione 
riguardante  alcuni dispositivi che, pur non facendo  parte  degli 
impianti  sopra citati, vengono utilizzati con i gas medicinali  o 
sono utilizzati come loro accessori.
 
 
                        I DISPOSITIVI UTILIZZATI
 
DISPOSITIVO MEDICO: Riduttori di pressione per bombola
CLASSE: IIb
NORMA TECNICA: UNI EN 738-I
TITOLO DELLA NORMA: Riduttori di pressione per l'utilizzo con  gas 
medicali  -  Riduttori di pressione e riduttori di  pressione  con 
flussometro
 
DISPOSITIVO MEDICO: Valvole riduttrici
CLASSE: IIb
NORMA TECNICA: UNI EN 738-3
TITOLO DELLA NORMA: Riduttori di pressione per l'utilizzo con  gas 
medicali - Riduttori di pressione incorporati nella valvola  della 
bombola
 
DISPOSITIVO MEDICO: Riduttori per apparecchiature medicinali
CLASSE: IIb
NORMA TECNICA: UNI EN 738-4
TITOLO DELLA NORMA: Riduttori di pressione per l'utilizzo con  gas 
medicali - Riduttori per bassa pressione per l'impiego all'interno 
di apparecchiature medicali
 
DISPOSITIVO MEDICO: Flussometri per il collegamento alle prese
CLASSE: IIa
NORMA TECNICA: UNI EN 13220
TITOLO DELLA NORMA: Dispositivi per la misurazione del flusso  per 
il   collegamento   alle  unita'  terminali  degli   impianti   di 
distribuzione dei gas medicali
 
DISPOSITIVO MEDICO: Barre porta accessori
CLASSE: I
NORMA TECNICA: UNI EN 12218
TITOLO DELLA NORMA: Sistemi a barre per sostenere  apparecchiature 
medicali.